Guido Alberti

Alberti Guido

  • 20 Aprile, 2020
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Guido Alberti, figlio dell’industriale Ugo, comproprietario della omonima fabbrica di torroni e del Liquore Strega, nacque a Benevento il 20 aprile 1909 ed entrò sin da giovane nell’industria di famiglia, dove fu Presidente del Consiglio di Amministrazione dal 1957, ricoprendo la stessa carica anche nella IDA (Industria Dolciaria Alberti). Nel 1953 sposò l’astrologa Lucia Alberti.

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Totò

Totò

  • 14 Aprile, 2020
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Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis, in arte Totò nasce a Napoli il 15 febbraio 1898. Soprannominato “il principe della risata”, viene considerato uno dei maggiori  esponenti dello spettacolo comico italiano e un interprete magistrale nella storia del teatro e del cinema in Italia.

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Luchino Visconti

Visconti Luchino

  • 17 Marzo, 2016
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Nato a Milano il 2 novembre 1906, Luchino Visconti di Modrone, quarto dei sette figli del duca Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba, proprietaria della più grande casa farmaceutica italiana dell’epoca, è discendente di Francesco Bernardino Visconti, al quale, secondo alcuni, Alessandro Manzoni si sarebbe ispirato per la figura dell’Innominato ne I promessi sposi. Fa il servizio militare come sottufficiale di cavalleria a Pinerolo e vive gli anni della sua gioventù nell’agio di una delle più importanti famiglie d’Europa.

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Orson Welles

Welles George Orson

  • 12 Gennaio, 2015
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George Orson Welles, nato a Kenosha il 6 maggio 1915, nello Stato americano del Wisconsin, è stato un famoso attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.

Figlio della pianista Beatrice Ives e di Richard Welles, proprietario di una fabbrica di furgoni ma anche inventore durante il tempo libero, si rivela essere un bambino prodigio già in tenera età: grazie agli insegnamenti della madre si dedica alla musica e alla pittura e già a tre anni mostra una predisposizione alla recitazione teatrale, ricoprendo dei ruoli in opere teatrali quali “Sansone e Dalila” e “Madama Butterfly”.

In seguito al divorzio dei suoi genitori seguirà la madre a Chicago dove frequenteranno ambienti intellettuali e culturali. Tuttavia, la prematura morte della madre nel 1924, quando Orson Welles aveva soli 8 anni, lo portò ad abbandonare la carriera musicale e a tornare a vivere con il padre.

Durante la giovinezza segue il padre nei suoi viaggi, frequenta prima la Washington School e in seguito la Todd School di Woodstock, diretta da Roger Hill, spesso citato da Welles stesso come il maestro che più di chiunque altro ha influenzato la sua futura carriera. Durante il periodo trascorso alla Todd School prosegue la sua esperienza teatrale e letteraria, interpretando diversi personaggi in tragedie e drammi storici shakespeariani.

In seguito alla morte del padre, avvenuta nel 1930, si diploma alla Todd School , frequenta brevemente il Chicago Art Institute, per poi partire prima per l’Irlanda, dove lavora come attore e regista all’Abbey Theatre. Nel 1933 prova una carriera teatrale a Londra, presentandosi come un famoso attore newyorkese, ma il rifiuto delle sue proposte di lavoro lo faranno rientrare negli Stati Uniti nello stesso anno, stabilendosi poi definitivamente a New York nel 1934. Qui collabora con il regista e produttore teatrale John Houseman, mettendo in scena lo spettacolo Panic, cui segue la realizzazione di Voodoo Macbeth, la versione più rivoluzionaria del Macbeth mai vista fino ad allora, la quale gli permette di ottenere una certa notorietà e di evidenziare le sue doti registiche nonostante la sua inesperienza.

Prosegue la sua collaborazione con Houseman ed entra a far parte della Federal Theatre, un’associazione teatrale collettiva che vantava quattro grosse compagnie.

Nel 1937 fondò assieme ad Houseman il Mercury Theatre, una nuova compagnia di prosa che aveva l’obiettivo di portare sul palcoscenico opere sia classiche che moderne, tra cui una versione del Giulio Cesare di Shakespeare ambientata nell’Italia fascista. Nell’estate del 1938 Welles e la compagnia Mercury Theatre sono una presenza quotidiana nelle trasmissioni dell’emittente radiofonica CBS, con il programma “Mercury Theatre on the Air”, il quale propone reinterpretazioni audio di classici od opere letterarie popolari. Proprio durante questo periodo, il 30 Ottobre 1938, Welles fece uno “scherzo” all’America destinato a rimanere nella storia: interruppe la trasmissione radiofonica e interpretò un adattamento di “La guerra dei mondi” , romanzo di fantascienza di H. G. Wells, annunciando l’invasione della Terra da parte di alieni. Lo stile della narrazione, in forma di radiocronaca molto verosimile che comprendeva notiziari, interviste sul posto e persino un invito a mantenere la calma al presidente Roosvelt scatenò il panico nel Nordamerica, soprattutto nel New Jersey (dove sarebbe avvenuto il presunto atterraggio), poiché gli ascoltatori credettero nell’autenticità degli eventi. Ne risultarono linee telefoniche sovraccariche, traffico congestionato nel tentativo di fuggire.

Poche ore dopo le trasmissioni la calma fu ristabilita, grazie anche alle notizie che rivelarono la natura della burla, ma questo evento costituì per Welles un successo che andò oltre le sue aspettative (si rese conto della portata degli effetti del suo spettacolo solo il giorno dopo), rivelando la sua genialità creativa e le sue doti interpretative, e fornendogli una enorme pubblicità, tale che nel 1939 la RKO, una celebre casa di produzione e distribuzione cinematografica statunitense, gli offre un contratto per la realizzazione di 3 film a Hollywood, contratto che gli concedeva una libertà artistica assoluta, oltre il 20% degli incassi lordi e la possibilità di essere a proprio piacimento attore, regista e produttore.

In seguito ad un periodo di indecisione, nel quale alcuni progetti di Welles non raggiunsero mai la realizzazione cinematografica, nel 1941 gira “Quarto potere”, film che si rivelò un insuccesso al botteghino, ma che col passare del tempo è stato rivalutato e spesso definito uno dei più grandi capolavori della storia del cinema.

A causa del flop commerciale di “Quarto potere”i dirigenti della RKO assunsero un atteggiamento molto meno fiducioso nei confronti di Wells, tanto che nessuna delle produzioni successive può essere considerata totalmente una sua opera. Questo è stato il destino della seconda pellicola cinematografica di Welles: “L’orgoglio degli Amberson”(1942), basato sul romanzo vincitore del premio Pulitzer scritto da Booth Tarkington. Terminate le riprese Welles ebbe modo solo di fare una bozza di pre-montaggio, ma il montaggio finale venne effettuato approfittando di un’assenza del regista dagli Stati Uniti.

Nel 1948 Welles abbandona Hollywood e si trasferisce in Europa, dove inizia a concentrarsi su una nuova trasposizione di un dramma shakesperiano, l’Otello, che intende dirigere e interpretare e che richiederà quasi tre anni di lavoro. Data la necessità di reperire i fondi necessari alla sua realizzazione, Welles durante questo periodo partecipa come attore in alcuni film americani girati in Europa (Gli spadaccini della serenissima, 1949; Il principe delle volpi, 1949; La rosa nera, 1950). In particolare fu la sua partecipazione come attore nel film “Il terzo uomo” che gli permise di ottenere il compenso necessario per terminare l’Otello nel 1952. La realizzazione di questa pellicola comportò diverse difficoltà, non solo economiche ma anche tecniche, ma ripagò i suoi sforzi permettendogli di aggiudicarsi la Palma d’oro al Festival di Cannes.

In seguito parteciperà ancora come attore per alcune produzioni europee e tornerà alla regia con “Rapporto confidenziale”  (1955)

Nel 1957 torna ad Hollywood dopo dieci di assenza. Nel 1958 dirige ed interpreta “L’infernale Quinlan”, film che condivide con “Quarto potere” un’iniziale insuccesso economico seguito da una valutazione positiva della critica che lo definì come un altro capolavoro assoluto del regista. E anche in questo caso ci furono numerosi tagli nel montaggio da parte della produzione.

Terminata nuovamente la breve parentesi hollywoodiana, la sua carriera di regista continuò in Europa, dove, come in passato spesso accettò ruoli di attore per poter autofinanziare i propri progetti. Pur non disponendo dei finanziamenti e dei mezzi tecnici di Hollywood riuscì finalmente a guadagnare un’indipendenza non solo economica ma anche nel senso di una maggiore libertà d’azione, nonché la possibilità di dirigere il montaggio finale delle pellicole. Fu durante questo periodo che realizza uno dei suoi progetti più ambiziosi: la trasposizione cinematografica de “il processo” di Kafka (1962), ritenuto da egli stesso il suo film più importante e più creativo. Con il film successivo, Falstaff (1966), Welles ritorna al suo amato Shakespeare, interpretando il ruolo principale, quello di Falstaff.

Per quanto riguarda gli ultimi anni della sua carriera, da citare il documentario F come falso (1973), in cui per mezzo di aneddoti, ricordi autobiografici e alcune interviste a noti falsari (tra cui, Elmyr de Hory, che falsificava celebri quadri,e Clifford Irving, che falsificava biografie) Welles affronta il tema del rapporto tra verità ed arte e menzogna, cercando di riflettere sulla validità della critica nel campo delle arti figurative, del cinema e della scrittura. D’altronde il tema della menzogna era molto caro a Welles: basti ricordare come la sua “guerra dei mondi” sia stata un falso scambiato per vero.

Negli anni ‘70 Gira anche “Filming Othello” (1978), documentario dove rievoca la travagliata e avventurosa lavorazione del suo film “Otello” e narra parte della sua biografia.

Di costituzione robusta sin dalla nascita, durante l’ultimo periodo della sua vita soffrì di un certo grado di obesità. Morì nella amata/odiata a Hollywood il 10 ottobre 1985, all’età di settant’anni, a causa di un attacco cardiaco. Le sue spoglie riposano in Spagna, a Ronda, in una fattoria dove Welles aveva soggiornato in uno dei suoi viaggi giovanili.

Anita Ekberg

Ekberg Anita

  • 11 Gennaio, 2015
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Nata a Malmò, in Svezia, il 29 settembre 1931, Kerstin Anita Marianne Ekberg inizia la sua carriera negli anni 50′ quando, dopo aver vinto il titolo di Miss Svezia, si trasferisce negli Stati Uniti dove il produttore Howard Hughes la introduce nel mondo del cinema.

Molti sono i ruoli da lei interpretati, da ‘Hollywood o morte!’ del 1956 (per il quale vince un Golden Globe come miglior attrice emergente) al kolossal ‘Guerra e pace’.

Sarà tuttavia il ruolo di Sylvia interpretato nella ‘Dolce vita’ di Federico Fellini, con Marcello Mastroianni a consacrarla icona di bellezza: la scena del bagno nella Fontana di Trevi, nella quale magnifica ed irreale come un sogno si immerge fino alla gonna tenendo per mano Marcello Mastroianni, diventerà un classico che entrerà per sempre nella storia del cinema mondiale e nell’immaginario collettivo degli italiani. Il grande regista tornerà a dirigerla due anni dopo, ne ‘Le tentazioni del dottor Antonio in Boccaccio ’70 ‘, dove la sua provocante bellezza turberà le notti del Dottor Antonio, un petulante moralista interpretato da Peppino De Filippo.

Dalla seconda metà degli anni sessanta sposta la residenza in Italia e lavora in svariate produzioni europee, ma poche degne di nota, ad eccezione di ‘Bambola’ di Bigas Luna e de ‘Il nano rosso’ del belga Yves Le Moine. I film degli anni settanta sono da circoscrivere nella categoria dei B-movie, e negli anni ’80 passa inevitabilmente dai ruoli di sex symbol a quelli di caratterista.

Per quanto riguarda la vita privata, è stata sposata due volte: dal 1956 al 1959 con l’attore inglese Anthony Steel e dal 1963 al 1975 con l’attore americano Rik Van Nutter. Molti i flirt che le sono stati attribuiti, tra i quali quello con Gianni Agnelli, Dino Risi e Frank Sinatra. Proprio da quest’ultimo, confesserà durante la puntata del 5 novembre 2010 de ‘I migliori anni’ le venne fatta una proposta di matrimonio.

Anita Ekberg si è spenta, a 83 anni, nell’ospedale San Raffaele di Rocca di Papa (Roma). La bellissima icona del cinema, simbolo de “La dolce vita”, era da tempo malata.

Pier Paolo Pasolini

Pasolini Pier Paolo

  • 01 Novembre, 2014
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Pierpaolo Pasolini nacque a Bologna il 5 marzo del 1922. Un anno di importanza storica per il nostro Paese, in quanto il 30 ottobre del 1922 Benito Mussolini prende il potere ed inizia il periodo noto come il ventennio fascista.

Figlio di un ufficiale di fanteria, Carlo Alberto Pasolini, e di una maestra elementare, Susanna Colussi, ebbe un’infanzia segnata da trasferimenti di città continui, per via del lavoro del padre.

Dopo avere frequentato il liceo, nel 1939 si iscrisse in Lettere all’università di Bologna.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale inizia un periodo socialmente complesso che si ripercuote anche sulla vita di Pasolini, il quale l’8 settembre del 1943, con la firma dell’armistizio da parte del generale Badoglio, scappa dal servizio di leva e ritorna a Casarsa, dalla madre.

Nella primavera del 1945 apprese la notizia della morte del fratello Guido, più giovane di lui di tre anni.

Trova la forza per concludere il suo corso di studi universitari nonostante la complessità del momento e, subito dopo l’estate del 1945, si laurea presentando la tesi con il titolo di “Antologia della lirica pascoliniana (introduzione e commenti)”. Subito dopo, nel 1947, inizia la collaborazione con il settimanale del Pci “Lotta e lavoro”. Successivamente fu espulso dal Pci a seguito di un coinvolgimento giudiziario che lo vide protagonista, perse anche il lavoro di insegnante. Questa fu la spinta che lo portò ad allontanarsi dalla sua Casarsa ed andare a vivere a Roma con la madre. I primi anni nella capitale sono molto complessi a causa della proiezione in una realtà totalmente nuova e inedita rispetto alla vita che aveva condotto sino a quel momento.

Fra le sue maggiori produzioni si ricordano il romanzo di successo “Ragazzi di vita”, pubblicato da Garzanti nel 1955; “Accattone”, il film che realizzò nel 1961 e che venne vietato ai minori di diciotto anni, facendo scoppiare polemiche alla XXII Mostra del Cinema di Venezia; Nel 1962 esce il quarto episodio del film RoGoPaG, per il quale si aprirà un procedimento giudiziario per vilipendio alla religione di Stato; nel 1964 dirige “Il vangelo secondo Matteo”; nel 1965, invece, esce “Uccellacci e Uccellini”, per poi dirigere, nel 1967, “Edipo re”; il 1968 è la volta di “Teorema”, mentre nel 1969 di “Porcile”; nel 1970 “Medea”; seguirono “Il Decameron”; “I racconti di Canterbury; “Il fiore delle mille e una notte” e “Salò o le 120 giornate di Sodoma”

Pasolini venne trovato morto la mattina del 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia, sul litorale romano. Il corpo martoriato venne notato da una donna che avvisò immediatamente la polizia. Nelle ore successive venne arrestato un ragazzo che confesso l’omicidio causato da un approccio sessuale non voluto dal ragazzo e dalla reazione violenta che avrebbe avuto Pasolini , ma durante il procedimento emersero dei dettagli inquietanti mai totalmente risolti.


Marcello Mastroianni

Mastroianni Marcello

  • 29 Settembre, 2014
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Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni è nato a Fontana Liri (FR) il 28 settembre 1924. Sin da piccolo ebbe la possibilità di fare comparse in film come “La corona di ferro”(1941) di Blasetti, e “I bambini ci guardano” (1943), di Vittorio De Sica.

Fino all’età di nove anni vive a Torino con la famiglia per poi trasferirsi a Roma.
Qui Marcello viene avviato agli studi di perito edile e nel 1943 consegue il diploma. Dopo un breve impiego nel comune di Roma viene inviato dall’esercito, in pieno periodo bellico, all’Istituto Geografico Militare di Firenze quale disegnatore.
L’incalzare degli alleati lungo la linea gotica determina il ritiro delle truppe tedesche verso il nord e, conseguentemente, il trasferimento dell’Istituto Geografico Militare a Dobbiaco. Da lì sarebbe stato successivamente internato in Germania e avrebbe messo in atto con il suo amico, il pittore Diego Brindisi, la fuga verso Venezia, dove rimase clandestino fino all’arrivo degli alleati. Finalmente riesce a tornare a Roma, dove si fa sempre più forte il desiderio di lavorare per il cinema.
Conosciuta Giulietta Masina al Centro Universitario Teatrale, recita con lei in Angelica e nel contempo ottiene un impiego come contabile presso la casa di produzione cinematografica Eagle e Lion Films.
Introdotto ormai nell’ambiente non tarda ad essere notato per il suo talento e finalmente Emilio Amendola, amministratore della compagnia di Luchino Visconti, lo ingaggia per la sua riuscitissima serie di spettacoli andati in scena tra il 1948 ed il 1956: Oreste, Troilo e Cressida, Morte di un commesso viaggiatore, Un tram che si chiama desiderio, La Locandiera, Le tre sorelle e Zio Vania.
Nel frattempo collezionò una serie di apparizioni sullo schermo. Il film che rivelò alla critica e al pubblico il suo talento fu “Le ragazze di Piazza di Spagna” (1952), di Luciano Emmer, che lo aveva già diretto in “Domenica d’agosto” (1950). Mastroianni si rivelò particolarmente adatto alla delicata introspezione di un cinema che stava a metà strada tra il neorealismo e la commedia all’italiana. Questa sua predisposizione venne confermata in “Giorni d’amore di De Dantis”, dove egli potè rivivere le sue origini ciociare in una chiave di lieve comicità.
Blasetti e Lizzani gli affidarono anche ruoli drammatici, ma egli sembrava più incline alla commedia. La sua immagine di ingenua onestà si legava bene, infatti, alla malizia femminile della giovane Sophia Loren. I due fecero coppia in diversi film, ma i risultati migliori li ottennero in “Peccato che sia una canaglia” (1954), e “La fortuna di essere donna” (1955), entrambi diretti da Blasetti. Parallelamente, Mastroianni proseguì in teatro la collaborazione con Visconti, che nel 1957 gli offrì anche il ruolo principale in uno dei suoi migliori film, “Le notti bianche”, tratto da Dostoevskij. Subito dopo tornò alla commedia all’italiana con “I soliti ignoti”, uno dei capolavori del genere.
Fotogenico come pochi, Mastroianni è attore dal talento non comune. Oltre a possedere innegabili doti interpretative, ha il merito di non legarsi ad alcun stereotipo ( a differenza di tanti altri attori della sua generazione). I primi segni della maturità rinvigorirono il fascino della sua immagine e “La dolce vita” (1960) lo consacrò come l’antieroe del nuovo decennio poichè il suo sguardo di sfinge incarnava il turbamento intellettuale di un’epoca di crisi.
In “Otto e mezzo”, Federico Fellini se ne servì per un celeberrimo autoritratto. Ma anche Bolognini (Il bell’Antonio, 1960), Antonioni (La notte, 1961) e Zurlini (Cronaca familiare, 1962), gli affidarono ruoli difficili e complessi. Mastroianni non rinnegava però la sua vis comica e toccava tutte le corde dell’umorismo, da quello più gentile e garbato (Fantasmi a Roma, 1961), a quello più corposo (Divorzio all’italiana, 1962). Il suo sodalizio con la Loren, ormai star consacrata dall’Oscar, si rinnovava più volte e con ottimi risultati, soprattutto in “Ieri, oggi e domani” (1963), “I girasoli” (1960) e “Una giornata particolare” (1977).
Anche negli anni ’70, egli fu l’interprete più amato dagli autori del cinema italiano. Marco Ferreri ed Ettore Scola lo vollero protagonista in molti dei loro film: da “Permette? Rocco Papaleo” (1971), a “La grande abbuffata” (La grande buffe, 1973), da “Ciao maschio” (1978), a “La terrazza” (1980). Le caratterizzazioni di Mastroianni erano sempre sapide e rispettose delle indicazioni degli autori. Pur senza mai prevaricare i suoi ruoli, Mastroianni si affermò come una delle maggiori personalità che il cinema italiano abbia prodotto nel dopoguerra. Anche quando è maschera di se stesso, come nella nostalgia felliniana di “La città delle donne” (1980) e di “Ginger e Fred” (1985), egli sa costruire con pazienza e modestia il suo personaggio, cominciando ogni volta da zero. Forse è per questo che anche i registi delle nuove generazioni continuano a servirsi di lui: Marco Bellocchio, ad esempio, gli ha affidato un difficile ruolo pirandelliano nell’Enrico IV (1984). Naturalezza, ironia e senso della misura sono le inossidabili armi di Marcello Mastroianni. Già conscio del destino cui il terribile male lentamente lo stava condannando, ha voluto chiudere la sua lunga e meritoria carriera a contatto diretto con il suo pubblico recitando in teatro, dove aveva raccolto i suoi primi successi. Sul set del suo ultimo spettacolo teatrale, Le Ultime Lune, scritto da Furio Bordon con la regia di Giulio Bosetti, Mastroianni recita una battuta profetica: “…I miei compagni dicono che preferirebbero morire in estate, con il sole che entra dalla finestra spalancata e li scalda per l’ultima volta. Io no…Io vorrei morire a Natale…con il grande albero illuminato in mezzo alla piazza…mentre la neve cade lenta su tutta Paperopoli…e io guardo volteggiare nell’aria in compagnia di Qui e Quo, i miei due fratellini…e mi sento a casa, al caldo e al sicuro…con le zampe infilate nei miei scarponcini gialli e il copriorecchie a batuffolo che mi stringe delicatamente le tempie come la carezza di un figlio bambino…” Marcello Mastroianni è morto all’alba del 19 dicembre 1996, a Parigi.