Tino Buazzelli

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tino-buazzelliAgostino "Tino" Buazzelli  nacque a Frascati il 13 settembre 1922 figlio di Andrea ed Elena Buazzelli. Il padre impiegato alla direzione del traffico ferroviario merci, amava dipingere e aveva più in generale uno spiccato senso artistico.

La prematura morte della madre avvenuta durante l’infanzia segnò profondamente Buazzelli negli affetti che riversò interamente sul padre quell’attacamento filiale che fino ad allora era stato riservato soltanto alla madre.  Dal padre Andrea, Tino aveva ereditato l’inclinazione e la sensibilità artistica che lo condusse, dopo il diploma magistrale, verso la carriera di attore teatrale. Diplomatosi nel 1946 all’Accademia diretta da Silvio d’Amico, l’anno successivo segnò l’inizio della carriera teatrale di Buazzelli  che esordì  nella compagnia Maltagliati-Gassman, ottenendo subito ottimi giudizi della critica per interpretazioni teatrali impegnate quali: Don Giovanni di Molière, Erano tutti miei figli di Arthur Miller, e L'aquila a due teste di Jean Cocteau.
Nonostante l’imponente corporatura, Buazzelli si contraddistingueva per la sua duttilità interpretativa: capace di passare dal sorriso al pianto, divenendo in un istante una maschera tragica e l’istante dopo in grado di rappresentare la quintessenza della gioia. Una mimica facciale che perfettamente si plasmava alle varie esigenze interpretative e che ne assecondava l’innato talento. Esordisce nel cinema interpretando una piccola parte nel film Il cavaliere misterioso, diretto nel 1948 da Riccardo Freda. In seguito apparirà in più di 20 film in svariati ruoli, spesso da comprimario e talvolta anche come "spalla" di comici affermati quali Totò e Renato Rascel. Il 1954 Buazzelli divenne l’anno dell’esordio in televisione, apparendo in una riduzione per il piccolo schermo negli Spettri di Henrik Ibsen, mentre nel 1955, in compagnia di Renzo Ricci, Giorgio Albertazzi ed Anna Proclemer, compie una lunga tournée in Sudamerica. Tornerà sul palcoscenico del Piccolo Teatro di Milano solo nel1959, con Platonov di Anton Cechov.
Nel 1960 è nel cast della pellicola diretta da Antonio Pietrangeli, Fantasmi a Roma, in cui interpreta lo spettro Frà Bartolomeo e recita al fianco di Eduardo De Filippo, Macello Mastroianni, Vittorio Gassman. Considerato tra i migliori interpreti brechtiani del Novecento, è ricordato per l'interpretazione di Galileo Galilei nella Vita di Galileo, diretto da Giorgio Strehler nella stagione 1962/1963 al Piccolo Teatro di Milano; una stagione  durante la quale fu insignito del prestigioso premio La Maschera D’Argento, assegnato dalla critica ai migliori attori di teatro.
L'apice della popolarità lo conseguì grazie alla televisione: interpretando il personaggio dell'investigatore privato "Nero Wolfe" (creato da Rex Stout), in una serie di dieci telefilm trasmessi tra il 1969 e il1971; diretti da Giuliana Berlinguer, interpretati anche da Paolo Ferrari (nel ruolo di Archie Goodwin) e Pupo De Luca (nel ruolo del cuoco svizzero Fritz Brenner). Lo sceneggiato raggiunse un successo tale da rilevaggiare con lo storico Commissario Maigret, interpretato allora da Gino Cervi.
Interprete, regista e sceneggiatore di un adattamento televisivo del celebre romanzo di Balzac, Papà Goriot, Tino Buazzelli  fu uno degli ultimi rappresentanti della Grande stagione degli sceneggiati televisivi. Si spense a Roma il 20 Ottobre 1980.

  • Tino Buazzelli - 1976 - Piazza Mazzini - Panchina - 21
  • Tino Buazzelli - 1960 - Fantasmi a Roma - 03
  • Tino Buazzelli - 1960 - Fantasmi a Roma - 11
  • Tino Buazzelli - 1976 - Piazza Mazzini - Panchina - 15
  • Tino Buazzelli - 1963 - Maschera d'Argento - 13
  • Tino Buazzelli - 1976 - Piazza Mazzini con Carlo Riccardi - 25


Fantasmi a Roma
Favola surrealistica costruita su una sceneggiatura brillante e spiritosa che reca la firma di Ennio Flaiano in qualità di co-sceneggiatore e che vede davanti la macchina da presa un cast importante formato da: Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Tino Buazzelli e Sandra Milo. Il film può essere definito una commedia fantasy caratterizzata da intermezzi comici e dinamiche sentimentali semplici e facilmente riconducibili ai meccanismi della favola. Seppure con le sue ingenuità Fantasmi a Roma, si dimostrò un’ottima prova di teatro cinematografico realizzata dallo scomparso regista Antonio Pietrangeli. La trama narra la storia dell’anziano Principe Annibale Di Roviano che vive isolato nell'antico palazzo di famiglia al centro di Roma, in placida coabitazione con un gruppo di fantasmi. Questi sono tutti membri del suo casato il cui destino è stato segnato da morte violenta. Nessuno può vederli, se non in punto di morte, e pur non avendoli mai visti il principe è l'unico a dirsi sicuro della loro presenza. I fantasmi che popolano la tenuta sono Poldino, fratello di Annibale morto bambino a causa di un'esplosione, Frà Bartolomeo, un frate morto avvelenato, Donna Flora, suicida per amore e Reginaldo, bisnonno di Annibale, precipitato da un balcone per sfuggire a un marito geloso. Creduto "matto" per via dell’abitudine a rivolgersi ai fantasmi che abitano il palazzo, il principe Annibale vive isolato sino al giorno in cui, a causa di un maldestro incidente, la caldaia del palazzo esplode uccidendolo. Da quel Momento in poi Annibale, ricongiuntosi ai propri spettrali parenti, cerca di salvare la propria dimora dalla demolizione cercando di trasformarla in un bene architettonico da salvaguardare. Intanto l’ultimo erede della famiglia Di Roviano, Federico, inizialmente interessato soltanto a ricevere il denaro per la demolizione della casa di famiglia, abbandona l’avida Eileen che fingeva di amarlo soltanto per disporre della sua eredità. Il palazzo dichiarato patrimonio pubblico è finalmente salvo e Federico decide così di proseguire lo stile di vita del Principe Annibale, vivendo serenamente tra le mura della casa infestata.
L'antico palazzo patrizio si trova di fronte alla Chiesa di Santa Maria della Pace, di cui per le riprese è stato utilizzato anche l'interno Chiostro del Bramante. Il brano principale del film è lo stesso di Film d'amore e d'anarchia del 1973, anch'esso musicato da Nino Rota.

di Luigi Paolicelli

 

 

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