Rita Levi Montalcini

 
Nata a Torino nel 1909, all'età di vent'anni entra alla scuola medica di Levi, dove si laurea nel 1936. Fermamente intenzionata a proseguire la sua carriera accademica come assistente e ricercatrice in neurobiologia e psichiatria, è costretta, a causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista nel 1938, ad emigrare in Belgio insieme a Giuseppe Levi. Negli anni cinquanta le sue ricerche la portarono alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF, scoperta per la quale è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. È stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Entrata alla scuola medica di Levi all'età di vent'anni, si laurea nel 1936. Fermamente intenzionata a proseguire la sua carriera accademica come assistente e ricercatrice in neurobiologia e psichiatria, è costretta, a causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista nel 1938, ad emigrare in Belgio insieme a Giuseppe Levi.
 
 
 
 
 
Rita Levi Montalcini nasce il 22 aprile del 1909 a Torino. Il fratello maggiore, Gino, è stato uno dei più famosi architetti italiani ed ha insegnato presso l’Università di Torino. Nonostante il padre nutrisse un grande rispetto per le donne, pensava che una loro carriera professionale avrebbe potuto interferire con le cure familiari: per tale motivo decise che Rita e le sorelle – Paola ed Anna – non avrebbero continuato gli studi e, quindi, non si sarebbero iscritte l’università. Tuttavia, all’età di venti anni Rita Levi Montalcini si rese conto che il ruolo femminile concepito dal padre non le si addiceva, e così gli chiese il permesso di tentare una carriera professionale: in otto mesi riuscì a terminare gli studi superiori e ad iscriversi alla facoltà di Medicina presso l’Università di Torino. Due suoi amici e colleghi universitari – Salvador Luria e Renato Dulbecco – ricevettero il Premio Nobel rispettivamente 17 e 11 anni prima che lo stesso riconoscimento fosse assegnato alla Montalcini: tutti e tre furono allievi del famoso istologo Giuseppe Levi, al quale va il merito di aver sempre seguito un rigorosissimo approccio ai problemi scientifici.
 
Si laurea nel 1936, fermamente intenzionata a proseguire la sua carriera accademica come assistente e ricercatrice in neurobiologia e psichiatria. Sempre nel ’36 però, Mussolini pubblica il "Manifesto per la difesa della razza", sottoscritto da dieci "scienziati" italiani: i suoi effetti immediati furono lo sbarramento delle carriere accademiche e professionali ai cittadini italiani di "razza non ariana". Dopo un breve periodo passato a Bruxelles come ospite presso un istituto neurologico, la Montalcini torna a Torino durante l’invasione del Belgio da parte dell’esercito tedesco (primavera del 1940) e raggiunge la famiglia: le uniche alternative possibili erano emigrare negli Stati Uniti o dedicarsi ad attività che richiedessero la minima quantità di contatti con il "mondo ariano" nel quale vivevano. La famiglia Levi opta per la seconda alternativa, e Rita Levi Montalcini installa una piccola unità di ricerca nella sua stanza, ispirata da un articolo di Viktor Hamburger del 1934. Il suo progetto ha inizio quando Giuseppe Levi – anch’esso costretto a lasciare Bruxelles – torna a Torino. La passione per la sua materia comunque la sospinge e le dona la forza per andare avanti tanto che continua le sue ricerche in un laboratorio casalingo.
 
Sono anni assai travagliati per il mondo e per l'Europa. Infuria la seconda guerra mondiale ed è assai difficile trovare luoghi dove poter stare tranquilli, figuriamoci intraprendere delle ricerche. Nel suo girovagare, nel '43 approda a Firenze, dove vivrà in clandestinità per qualche anno, prestando fra l'altro la sua collaborazione come medico volontario fra gli Alleati. Finalmente, nel '45 la guerra finisce, lasciandosi alle spalle milioni di morti e devastazioni inimmaginabili in tutti i Paesi.
 
Dopo così lungo peregrinare senza un porto sicuro in cui rifugiarsi, Rita torna nella sua città natale (giusto poco prima dell'invasione tedesca del Belgio, riprendendo con più serenità le sue importanti ricerche insieme a Levi, sempre attraverso un laboratorio domestico. Poco dopo riceve un'offerta difficilmente rifiutabile dal Dipartimento di Zoologia della Washington University (St. Louis, Missouri). Accetta, dopo essersi però ben assicurata che potrà proseguire le stesse ricerche che aveva cominciato a Torino. La giovane Rita ancora non sa che l'America diventerà una sorta di sua seconda patria, vivendoci con incarichi prestigiosi per oltre trent'anni (diventerà professore di Neurobiologia), e precisamente fino al 1977.
 
I suoi primi studi (risaliamo agli anni 1938-1944) sono dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come NGF, che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa un trentennio prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 le viene conferito il Premio Nobel per la Medicina (con Stanley Cohen). Nella motivazione del Premio si legge: "La scoperta del NGF all'inizio degli anni '50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo".
 
Dal 1961 al 1969 dirige il Centro di Ricerche di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di Biologia cellulare. Dopo essersi ritirata da questo incarico "per raggiunti limiti d'età" continua le sue ricerche come ricercatore e guest professor dal 1979 al 1989, e dal 1989 al 1995 lavora presso l'Istituto di Neurobiologia del CNR con la qualifica di Superesperto. Le sue indagini si concentrano sullo spettro di azione del NGF, utilizzando tecniche sempre più sofisticate. Studi recenti hanno infatti dimostrato che esso ha un'attività ben più ampia di quanto si pensasse: non si limita ai neuroni sensori e simpatici, ma si estende anche alle cellule del sistema nervoso centrale, del sistema immunitario ematopoietico e alle cellule coinvolte nelle funzioni neuroendocrine.
 
Dal 1993 al 1998 presiede l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana. È membro delle più prestigiose accademie scientifiche internazionali, quali l'Accademia Nazionale dei Lincei, l'Accademia Pontificia, l'Accademia delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society .
È inoltre da sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. Nel 1992 istituisce, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, in memoria del padre, rivolta alla formazione e all'educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario. L'obiettivo è quello di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese. Nel 2008 l'Università di Milano Bicocca le ha assegnato la laurea honoris causa in biotecnologie industriali.
 
Rita Levi Montalcini muore alla straordinaria età di 103 anni il 30 dicembre 2012 a Roma.

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Rita Levi Montalcini nasce il 22 aprile del 1909 a Torino. Il fratello maggiore, Gino, è stato uno dei più famosi architetti italiani ed ha insegnato presso l’Università di Torino. Nonostante il padre nutrisse un grande rispetto per le donne, pensava che una loro carriera professionale avrebbe potuto interferire con le cure familiari: per tale motivo decise che Rita e le sorelle – Paola ed Anna – non avrebbero continuato gli studi e, quindi, non si sarebbero iscritte l’università.

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