Nanni Loy

Nanni Loy

Nato a Cagliari il 23 ottobre del 1925, dopo una laurea in giurisprudenza e il diploma al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, Nanni Loy approda alla regia a seguito di una lunga trafila di aiuto-regie (soprattutto con Luigi Zampa) e di un paio di co-regie (con Gianni Puccini: Parola di ladro e Il marito, entrambi del 1957).

Con il suo primo film,  Audace colpo dei soliti ignoti (1959), Loy realizza una commedia cercando di sfruttare il successo de I soliti ignoti (1958) di M. Monicelli. Con i successivi Un giorno da leoni (1961) e Le quattro giornate di Napoli (1962), entrambi incentrati su episodi della Resistenza italiana al nazifascismo, il regista dimostra invece la sua immensa capacità nel raccontare la dimensione quotidiana e umana di importanti eventi storici. Sempre molto attivo in televisione, anticipa di trent’anni quella tv basata sul voyeurismo e sugli sguardi nelle vite altrui con “Specchio segreto”, un programma fondato sulla candid camera di persone inconsapevoli, con lo stesso Loy frequentemente in scena. Al cinema si divide tra commedie di costume -spesso nella consueta formula a episodi (Made in Italy, 1965, Signore e signori, buonanotte e Quelle strane occasioni, entrambi del 1976)- e analisi più personali, tra ironia e malinconia. Tra questi  Il padre di famiglia (1967), sulla metamorfosi sociale e ideologica della famiglia italiana, Detenuto in attesa di giudizio (1971), una drammatica denuncia del malfunzionamento della giustizia italiana, e soprattutto Sistemo l’America e torno (1974), sul razzismo negli Stati Uniti. Dopo Café Express (1980), con Nino Manfredi che si arrangia a sopravvivere vendendo abusivamente caffè sui treni, Nanni Loy realizza alcuni film non molto di successo tra cui Mi manda Picone (1983), Amici miei atto III (1985), Scugnizzi (1989) e Pacco, doppio pacco e contropaccotto (1993).

Negli anni '80 scrive testi anche per Radio Rai, da ricordare, tra le sue ultime opere, il film per la televisione A che punto è la notte (1994) e la regia teatrale di Scacco pazzo.

Una personalità di difficile caratterizzazione, autore di commedie all’italiana, ma anche di grandi film di denuncia sociale, raccontate con un tono convinto, serio, ma pur sempre moderato. Nanny Loy è un regista che ha saputo osservare gli altri, descrivendo personaggi comuni nella normale routine quotidiana, senza mai perdere di vista i problemi sociali e i drammatici avvenimenti storici dell’Italia.

Morto a 69 anni a Fregene il 21 agosto 1995, è sepolto al cimitero del Verano di Roma.

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