Il Gobbo di Carlo Lizzani

Set del film "Il gobbo"Il film “il Gobbo” di Carlo Lizzani, del 1960, fu ispirato dalla figura di Giuseppe Albano, giovane partigiano soprannominato “il Gobbo del Quarticciolo”, le cui temerarie imprese di sabotaggio ai danni dei tedeschi tra il ‘43 e il ’45 gli valsero una notevole popolarità nella Roma di quegli anni.
Intitolata semplicemente “il Gobbo”, la pellicola di Carlo Lizzani si concentra sulla figura del partigiano e fuorilegge, Alvaro Cosenza, interpretato da Gérard Blain, che durante l’occupazione tedesca lotta contro i nazisti. Una figura romantica quella delineata dal regista, che porta sul grande schermo anzitutto un combattente della libertà: un uomo audace che si oppone, dopo la sconfitta dei tedeschi, agli americani e al nuovo ordine.
La sua natura indomita e ribelle lo porta a divenire un nemico pubblico, un ricercato cui dare la caccia e che sarà in seguito giustiziato. La sceneggiatura firmata da Ugo Pirro, Pier Paolo Pasolini e Luciano Vincenzoni, introduce anche la storia d’amore sofferta e impossibile tra Cosenza e Nina, (Anna Maria Ferrero), figlia del commissario fascista Moretti (Ivo Garrani), nemico giurato del protagonista. Un film sul mito intramontabile e inesauribile del fuorilegge che serve le cause giuste; una pellicola diretta con stile, inaspettata risultante tra gangster movie degli anni ‘30 e la verosimiglianza documentaristica. Da segnale come “Il Gobbo” segni un esordio importante nel mondo del cinema: quello di Pier Paolo Pasolini qui alla sua prima, ma convincente prova d’attore nella parte del “Monco”: riflesso oscuro e cinico del “Gobbo”.
All’uscita del film nelle sale Carlo Lizzani, intervistato, ricordò con queste parole la figura di Giuseppe Albano: “Dopo la Resistenza, il "Gobbo" con i suoi vent'anni e i suoi sogni, vuole realizzare nella borgata la sua utopia, quindi sequestra camion dei borsari neri e distribuisce la farina alla gente del  Quarticciolo, vuole riscattare le prostitute. Tutte azioni che lo collocano fuori della legge, mettendolo in contrasto con i partigiani che, più maturi di lui, si danno alla pratica politica.” Una riflessione amara su un giovane sognatore che fu incapace di adattarsi al cinismo e al trasformismo della realtà. Il film, osteggiato da una ferrea censura televisiva, venne in seguito trasmesso dalla Rai soltanto nel 1975: pochi mesi prima dell’omicidio di Pasolini e con la severa raccomandazione che ne consigliava la visione soltanto ad un pubblico adulto, per via dei contenuti crudi e violenti.

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Tags: set, Cinema, Carlo Lizzani, Pier Paolo Pasolini

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