Alighiero Noschese

Alighiero Noschese  sebbene legato saldamente al comune di San Giorgio a Cremano, ove chiese di essere sepolto, nacque a Napoli, nel quartiere Vomero, e vi trascorse l'infanzia e la giovinezza distinguendosi sin da bambino per l'abilità nell'imitare i versi degli animali e la voce del padrone di casa. Destinato dal padre alla professione di avvocato, intraprese studi di giurisprudenza, ma essendo appassionato di teatro ed avendo idee politiche di sinistra, divenne segretario della federazione giovanile comunista di Napoli.
Dalla sua vita universitaria affiorò un curioso e significativo aneddoto: si narra infatti che Noschese, giovanissimo, avesse sostenuto due difficili esami orali (filosofia del diritto e diritto ecclesiastico) parlando con la voce di Amedeo Nazzari al primo esame, e con quella di Totò al secondo. L'iniziativa goliardica filò liscia senza destare alcun sospetto.
 
Dopo aver tentato senza fortuna la carriera di giornalista di cronache mondane a Paese Sera, venne assunto come praticante nel giornale radio della Rai. Dai primi anni cinquanta ai sessanta era già presente in commedie e fantasie radiofoniche, all'interno della Compagnia di Prosa di Roma della RAI, alternando l'attività specifica di attore a quella di imitatore.
Figurò nel cast del primo sceneggiato televisivo trasmesso nel 1954, Il dottor Antonio, e comparve successivamente come ospite in diverse trasmissioni. A metà degli anni sessanta fu protagonista in teatro di due spettacoli di Garinei e Giovannini: Scanzonatissimo e La voce dei padroni. In questi due spettacoli sperimentò per la prima volta l'imitazione di personaggi politici ma, paradossalmente, sembrò non destare irritazione o malcontento tra i politici imitati. Anzi, questi sembravano rallegrarsi per l'effetto di maggior visibilità che si andava creando loro grazie a Noschese.
La consacrazione a personaggio di primo piano dello spettacolo avvenne tuttavia nel 1969 grazie alla partecipazione al varietà televisivo del sabato sera Doppia coppia: in quella occasione Alighiero Noschese riuscì ad ottenere l'autorizzazione a imitare in televisione i personaggi politici, cosa fino ad allora proibita. Determinante sembra sia stato il consenso del futuro Presidente della Repubblica Giovanni Leone, che tra l'altro era stato suo docente alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Napoli, e che incoraggiò Noschese a proseguire in questo senso.
Da quel momento, a detta dello stesso Noschese, pare che molti personaggi del campo dello spettacolo e della politica gli abbiano espressamente chiesto di essere imitati, sia per acquisire maggior visibilità, sia per non essere considerati come personaggi di secondo piano. Paradossalmente, essere imitati da Noschese diventava sinonimo di massima notorietà.
La brillante carriera di Noschese proseguì con le due edizioni di Canzonissima presentate da Corrado (1970 e 1971), e successivamente lavorando con Loretta Goggi in Formula due (1973).
 
Oltre alla capacità di riprodurre in modo pressoché perfetto voce, atteggiamenti e caratteristiche fisiche dei soggetti delle sue imitazioni, Alighiero Noschese riusciva a satireggiare in modo sottile e mai volgare, creando gag e battute pungenti. La sua comunque non è mai stata una vera e propria satira spietata del potere, bensì piuttosto una serie di camaleontiche caricature di numerosissimi personaggi famosi di cui coglieva magistralmente i cosiddetti "tic". Per la sua eccezionale capacità di rifare le voci di tutti, poi, era soprannominato "il Fregoli delle voci".
L'autore dei testi di Noschese era il grande sceneggiatore napoletano Dino Verde. L'artefice delle sue eccezionali ed esasperate somiglianze fisiche con i personaggi imitati era invece la famosa truccatrice Ida Montanari.
Restano memorabili tra le tante le sue caratterizzazioni del telegiornalista Rai Mario Pastore, che di fronte ad una telefonata di smentita di una notizia faceva la faccia smarrita e con gli occhi spiritati diceva "Mi dicono che non è vero", del giornalista Rai Jader Jacobelli che giustificava la messa in onda delle tribune elettorali con il bisogno di "di...sputare" sui problemi del nostro Paese, dell'annunciatrice Mariolina Cannuli, di cui enfatizzava l'atteggiamento sensuale, e del politico Amintore Fanfani, di cui sottolineava la toscanità. Noschese si è poi anche "occupato" dei giornalisti Paolo Cavallina, Ruggero Orlando, Tito Stagno, Ugo Zatterin (moderatore di tribune elettorali), di Mike Bongiorno, Gianni Morandi, Alberto Sordi, dei politici Ugo La Malfa, Giovanni Leone, Marco Pannella, e di molti altri ancora. Le cronache raccontano addirittura che la madre di Giulio Andreotti avesse visto alla televisione un'imitazione del figlio da parte di Alighiero Noschese così ben eseguita da non accorgersi della finzione, tanto che telefonò pure al figlio per rimproverarlo: "Ma come ti è venuto in mente di andare a cantare in televisione?".
 
Sposato dal 1963 con Edda De Bellis, un'ex impiegata emiliana del teatro Parioli, aveva avuto da lei due figli: Antonello, il primogenito, e Chiara Noschese attrice teatrale e cinematografica, cantante e doppiatrice. La moglie, a cui era molto affezionato, decise però nel 1974 di lasciarlo. Il divorzio e il conseguente allontanamento dalla sua amata famiglia fu per Noschese un brutto colpo, che contribuì a farlo sprofondare nella depressione. Nello stesso 1974 per motivi ignoti i rapporti con la RAI si interruppero bruscamente e l'attore decise di uscire dalla loggia massonica di Piazza del Gesù, alla quale era iscritto dal 1967 e dove aveva raggiunto il livello di Cavaliere Kadosh. Negli anni seguenti, partecipò ad alcune trasmissioni sulle neonate televisioni private. L'ultimo programma televisivo a cui partecipò, Ma che sera, condotto da Raffaella Carrà nel 1978, avrebbe dovuto segnare il suo rientro dopo quattro anni di silenzio e il suo ritorno alla satira politica, ma andò in onda proprio durante i giorni del rapimento di Aldo Moro. Il caso volle che Noschese avesse già registrato nel dicembre del 1977 delle divertenti gag, imitando tra l'altro lo stesso Moro (oltre a numerosi altri uomini politici): quel materiale, per ovvi motivi, non poté andare in onda, con il Paese non certo nello "spirito giusto" per ridere della politica, in quelle settimane così tormentate.
Nel 1978 partecipa al "Microfono d'Argento", vinto poi da Gianni Minà, premio istituito di nuovo proprio in quell'anno dopo essere scomparso di scena, apparentemente senza motivo, all'inizio degli anni Settanta.
 
Il declino di Alighiero Noschese - umano e ora anche professionale - si fece ancora più acuto tanto che il 12 novembre 1979 egli decise di sospendere le prove del suo spettacolo teatrale con Maria Rosaria Omaggio, dal titolo L'inferno può attendere, e si fece ricoverare per curare la depressione.
 
La mattina del 3 dicembre 1979 Alighiero Noschese, a soli 47 anni, si tolse inaspettatamente la vita con un colpo di pistola alla tempia nella cappella del giardino della clinica romana Villa Stuart, dove era ricoverato. Il suo suicidio destò scalpore, oltre ad alcuni dubbi sulla dinamica effettiva dell'accaduto (risultava molto strano, infatti, che un uomo malato di depressione e ricoverato in un nosocomio per quella ragione, potesse tenere con sé una pistola Smith & Wesson calibro 38). Secondo una versione (Pier Carpi “Il Venerabile” 1993 pp. 516-20), Noschese, per uno scherzo, avrebbe simulato al telefono la voce del neurologo che lo aveva in cura, chiamando l’internista, per chiedergli i risultati degli esami clinici e così avrebbe appreso dal sanitario ingannato, di essere affetto da un cancro incurabile che lo destinava a vicina e dolorosissima agonia. Sarebbe quindi uscito dalla clinica per andare casa sua a prendere la pistola, quindi, tornato in clinica si sarebbe ucciso davanti alla grotta-cappella con la statuetta della Madonna di Lourdes.
Nello stesso giorno, e nella stessa clinica, si trovavano pure ricoverati l'ex Presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti per un'operazione alla cistifellea e, per un altro intervento chirurgico, l'annunciatrice Mariolina Cannuli, che tanto doveva a Noschese in termini di popolarità.
Gli furono celebrati due funerali: il giorno 5 dicembre presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Trionfale a Roma ed il giorno dopo, presso la basilica del Carmine a Piazza Mercato a Napoli. La salma venne poi trasportata e tumulata nel cimitero di San Giorgio a Cremano ove riposa tuttora, come da lui stesso espressamente chiesto.
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Considerato il più grande imitatore e trasformista della televisione italiana, nacque come imitatore e parodista in radio, dopo aver tentato senza grande successo la via del giornalismo. Imitatore perfettissimo non solo nella voce e nel modo di parlare, ma anche nel trucco del viso, nella postura, nei movimenti della faccia e del corpo, in pratica un imitatore totale. A soli 47 anni, nel 1979, si tolse inaspettatamente la vita con un colpo di pistola alla tempia clinica romana dove era ricoverato.

Nato a Napoli il 25 Novembre 1932, dopo il diploma di maturità classica, conseguito con un anno d'anticipo, si trasferì a Roma per tentare la carriera giornalistica, a Paese Sera e poi nel giornale radio della Rai. Si iscrisse però alla facoltà di Giurisprudenza di Napoli ed ebbe come insegnante il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Lavorò come attore nella Compagnia di Prosa della Rai e comparve nel primo sceneggiato televisivo, Il Dottor Antonio, del 1954. Alternava il lavoro di attore con quello di imitatore e rumorista radiofonico. Entrò nel cast della commedia musicale Caccia al tesoro di Garinei e Giovannini e si trasferì a Milano, città visitata durante la tournée, dove continuò a lavorare alla radio e nelle compagnie teatrali. Ottenne un grande successo nel 1961 imitando cantanti in voga all'epoca, e gli fu dato il soprannome di Mister Cartacarbone. Conquistò sempre maggiore fama con la trasmissione televisiva Alta Fedeltà e poi, di nuovo a Roma, al teatro Parioli, con Scanzonatissimo, del 1964, e La voce dei Padroni, entrambi di Garinei e Giovannini, dove per la prima volta si imitavano i politici. La consacrazione avvenne con il varietà del sabato sera Doppia Coppia, del 1969, grazie al quale la parodia politica fece la sua comparsa in televisione, due edizioni di Canzonissima (1970 e 1971) e il varietà Formula Due del 1973. 
 
Partecipò anche a varie commedie cinematografiche, tra il 1962 e il 1977. Il suo repertorio spaziava dai politici ai cantanti, dai presentatori ai giornalisti, uomini e donne, fino ad un totale di oltre mille imitazioni, molte delle quali indistinguibili dai reali personaggi imitati. Il 1974 fu l'inizio della crisi con il divorzio dalla moglie Edda De Bellis, un'ex impiegata del teatro Parioli sposata nel 1963 e dalla quale aveva avuto due figli, Antonello e Chiara; e l'inspiegabile allontanamento dalla Rai. Il rientro avvenne solo nel 1978 con il varietà Ma che Sera che purtroppo andò in onda nello stesso periodo del rapimento dell'on. Aldo Moro, uno dei suoi cavalli di battaglia e la cui imitazione era già stata pubblicizzata sui giornali. Il programma fu stravolto e non ebbe un grande successo di pubblico. In seguito riuscì a lavorare solo per le emittenti private. Nel 1978 partecipò anche al "Microfono d'Argento", vinto poi da Gianni Minà, premio istituito di nuovo proprio in quell'anno dopo essere scomparso di scena, apparentemente senza motivo, all'inizio degli anni Settanta.
Nel novembre del 1979 sospese le riprese dello spettacolo teatrale L'Inferno può attendere e si fece ricoverare nella clinica romana Villa Stuart per un forte esaurimento nervoso. La mattina del 3 dicembre si sparò alla tempia un colpo di pistola, che sembra avesse portato con sé al momento del ricovero, nella cappella del giardino della clinica, di fronte alla statua della Madonna. Per suo volere è stato seppellito nel cimitero di San Giorgio a Cremano.

 

 

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